|
Gamer (USA 2010, colore, 96')
Regia: Mark Neveldine e Brian Taylor
Interpreti Principali: Gerard Butler, Michael C. Hall, Amber Valletta, Logan Lerman, Kyra Sedgwick
Produzione: Lionsgate, Lakeshore Entertainment
Distribuzione: Moviemax
“Tu perdi, Lui muore”. E’ questa frase che recita la locandina dell’ultima fatica della coppia Neveldine/Taylor, nelle sale da questa sera. La frase che unisce i due volti dei protagonisti: da una parte Simon, interpretato da “Percy” Logan Lerman, il ragazzo il cui mondo è costituito da una grande stanza di giochi virtuali, che ha nelle mani la vita di Kable, Gerard Butler, imprigionato in un gioco elettronico.
I due autori hanno voluto estremizzare le potenzialità più negative del mondo virtuale, ambientando in un prossimo futuro, una società che vive attraverso la realtà virtuale. Nel 2034, la società di videogame capitanata dall’enfant prodige Ken Castel, un mefistofelico Michel C. Hall, ha soggiogato la popolazione attraverso due popolarissimi videogame. Dopo il successo di “Society” un social network in cui agiscono persone reali controllate dai giocatori, la compagnia di Castel lancia sul mercato un war game, “Slayer” dove i protagonisti sono dei detenuti in attesa della pena capitale. Il prezzo in gioco è la libertà per chi riesce a raggiungere l’ultimo livello: il trentesimo.
La storia si apre sulla soglia della vittoria per l’eroe di “Slayer”, Kable, che con il suo giocatore Simon, è divenuto l’eroe più popolare del momento. Kable viene contattato da un gruppo di crackers rivoluzionari, il cui scopo è quello di distruggere il potere di controllo che Ken Castel esercita sulle masse. Consapevoli che la popolarità di Kable è superiore a quella del gioco, lo convincono che l’unica via per ritrovare la sua famiglia è la ribellione al sistema.
La rappresentazione di scenari virtuali immaginari del futuro sembra particolarmente ricorrente in molti degli ultimi film uscita: ad iniziare dal miliardario Avatar, per continuare con l’ultimo film del bravo Bruce Willis, “Surrogati”. Se l’idea potrebbe non sembrare originalissima, sicuramente la forza visiva di questi film è indubbia.
I due innovatori Neveldine e Taylor, ricostruiscono quattro scenari caratterizzati ognuno con un forte impatto scenico: si passa dai colori esacerbati del mondo di “society”, alla grigia ambientazione del mondo disastrato dalla guerra di “Slayers”; dal finto mondo supertecnologico delle case di Caste e di Simone, all’ambientazione post-war delle strade metropolitane.
Ciò che colpisce è la realizzazione sullo schermo del mondo ideato dalla coppia, resa possibile anche dall’utilizzo della nuova tecnologia delle riprese con il nuovo formato RED.
Restano negli occhi le immagini iniziali dell’eroe Kable rappresentato su tutti i muri delle grandi città, enorme gladiatore post-moderno e angelo caduto nel momento della ribellione. Ma rimangono nelle orecchie anche le note di “Sweet Dreams” nell’intrepretazione di Marlyn Manson che fanno da colonna sonora all’ultima battaglia di Kable, e da leit motive di tutto il film. Così come l’apparente contraddizione delle note di musica classica che coprono i rumori della battaglia, o la resa dei conti tra Kable e Castel sottolineata da “I’ve Got You Under My Skin”.
Sicuramente una gioia e una meraviglia per i nostri sensi.
Paola Dell’Uomo
|