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Il Figlio Piu’ Piccolo (Italia 2010, colore, 100')
Regia: Pupi Avati
Interpreti Principali: Christian De Sica, Laura Morante, Luca Zingaretti, Nicola Nocella
Distribuzione: Medusa
Luciano Baietti è a capo di una holding di società che hanno un tempo prosperato grazie ad operazioni spericolate ed illegali, alla collusione con uomini politici corrotti ed a coperture varie. Ma adesso le cose vanno malissimo, il fisco pretende oltre 50 milioni di euro di imposte evase, i legali annunciano avvisi di garanzia in arrivo, con concrete prospettive di arresto per il presidente. Il quale, seguendo ancora una volta i consigli dello stratega e partner Sergio Bollino, tenta una manovra disperata : chiama il suo figlio più piccolo, Baldo, che aveva abbandonato con la madre circa 20 anni prima senza farsi più vedere, e, con uno stratagemma, lo convince ad accettare in donazione tutte le sue società più indebitate….
Pupi Avati è sulla breccia da più di 40 anni. E, da quando ha esordito come regista, nel lontano 1968, ha realizzato in media più di un film l’anno. Con impressionante regolarità e sempre con grande mestiere. Per più di 30 anni, lo ha confessato nella sua letio magistralis all’ultima edizione dell’Est Film Festival di Montefiascone, si è addormentato ripassando il discorso che si era preparato, in inglese, per l’eventuale attribuzione di un Oscar, il premio più ambito da qualsiasi cineasta del globo terracqueo (anche da quelli che non lo confesserebbero mai…). Non occorre un grande indovino per prevedere che anche per questa sua ultima fatica il discorsetto dovrà restare alle sue fantasie di approccio alle braccia di Morfeo.
Questo “Il figlio più piccolo” poteva essere potenzialmente un piccolo capolavoro. Lo spunto è molto buono. La messa in scena è sempre di grande professionalità. La direzione degli attori magistrale. Avati riesce sempre ad avere il massimo dai suoi interpreti. Luca Zingaretti è veramente grande nello scrollarsi dalle spalle la ingombrante simpatia di Montalbano e nel costruire uno dei personaggi più sulfurei e mefistofelici degli ultimi anni. Straordinario il giovane e sorprendente Nicola Nocella. Ma il vero capolavoro di recitazione è quello di Christian De Sica. Che viene chiamato ad interpretare uno dei ruoli che più gli sono congeniali: il cialtrone romano. Ma lo fa con una sublime operazione di sottrazione. E con uno spessore ed una amara aura crepuscolare che lo fanno immedesimare sempre di più con il grande papà Vittorio, e che gli dovrebbero meritare importanti riconoscimenti, per lo meno un David per miglior attore protagonista. Apprezzabili i siparietti auto-ironici sulla cinefilia del giovane protagonista, quasi alter-ego di Avati (impagabile la scena della sua protesta sulla mancata proiezione dei titoli di coda!). E di ghiotta perfidia la trovata di mettere un panettone in mano a De Sica nella scena in cui esce dal carcere, quasi una nemesi verso i cinepanettoni (sineddoche del protagonista) che da un quarto di secolo fanno incetta degli incassi italiani, senza lasciare agli altri filmaker che le briciole. Rimane però un po’ il retro gusto amaro della semi-delusione. Il film è prevedibile, non sorprende mai. Appare restare prigioniero di una serie di siparietti e di, seppur gustosi, ed a volte decisamente spassosi, ritratti di tipi italici. E non si dispiega pienamente in un disegno di respiro organico. Anche per questa volta, Pupi, niente Oscar!
FRASI DAL CINEMA: “Ormai è troppo tardi per tutto!”. (Luca Zingaretti mentre esce dal convento al frate che lo accompagna e cerca di dargli consigli per il suo futuro).
“Tuo padre entra al Grand Hotel e non prenota una stanza, ma se je va, se lo compra l’albergo!”. (Christian De Sica al figlio Nicola Nocella).
“Ho promesso, non ti posso dire niente!
Le promesse con le mamme non valgono!”. (Nicola Nocella al telefono con la madre Laura Morante).
Catello Masullo
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