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Planet 51 (2009 USA, colore, 90')
Regia: Jorge Blanco
Sceneggiatura: Joe Stillman
Produzione: Ilion Animation Studios e Handmade Films
Distribuzione: Moviemax
E' atterrata in questi giorni nelle sale del pianeta terra la navicella dell'astronauta Chuck di Planet 51, una versione capovolta di molti film sugli incontri ravvicinati del terzo tipo. Dico capovolta perchè il mondo concepito dall'astronauta Chuck in cerca di gloria nello spazio, convinto di conquistare un nuovo pianeta senza troppa difficoltà, si capovolge letteralmente, quando viene a scoprire che quello stesso pianeta non è totalmente privo di vita. Ma anche il mondo di Lem, adolescente alieno medio, che vive pacificamente sul Pianeta 51 e si imbatte suo malgrado con l'umanoide Chuck, viene capovolto.
L'idea semplice, ma efficace, di cambiare la prospettiva dell'incontro con civiltà venute dallo spazio e di pensare ad uno sbarco “umano” su un pianeta “alieno” non è l'elemento più originale di tutta la costruzione di Stillman e Blanco. Tutto il lavoro degli autori e dei disegnatori nel concepire Planet 51 dimostra la caratteristica più creativa del film. Stillman e Blanco hanno concepito Planet 51 come una sorta di America anni '50 aliena.
Gli autori hanno pensato di ricostruire quel clima di paura per lo scoppio di una terza guerra mondiale che l'America viveva in quegli anni. La causa principe però, del terrore per i pacifici abitanti della piccola cittadina di Glipforg è l'ignoto venuto dallo spazio. Oltre alle staccionate bianche, ai barbecue all'aperto, ai B movie sugli sbarchi alieni dallo spazio, sono perfettamente riconoscibili anche vecchi modelli di automobili, solo parzialmente modificati, simili a navicelle spaziali tondeggianti a forma di cadillac e fluttuanti nello spazio. Tutto ricorda l'America di quegli anni, i planetari frequentati da giovani studenti, i negozi di fumetti dove campeggiano le copie del fumetto dell'anno sull'ennesima invasione “aliena”, gli Hot Dog fluorescenti, i contestatori “figli dei fiori e capelloni” muniti di furgoncino volksvagen. Anche la colonna sonora ripropone musiche di quegli anni.
Nell'irrompere tumultuosamente nel sonnolento ritmo di vita dei "verdognoli abitanti" di Glipforg, l'astronauta belloccio Chuck non fa altro che catalizzare le loro paure, focalizzando il terrore verso l'ignoto ed il diverso. All'ineluttabile lieto fine fanno da contorno pregevoli spunti comici e l'indubbio riconoscimento di uno sforzo descrittivo notevole, nella ricerca di un'ambientazione per niente scontata e perfettamente riuscita.
Per sfruttare al meglio le potenzialità della pellicola, per i maggiorenni si consiglia la visione accompagnati da un minore di 12 anni e si invitano i patiti del genere ad indovinare le citazioni più o meno velate.
Paola Dell'Uomo
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