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66° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia
Gordos (Spagna 2009, colore, 120')
Regia: Daniel Sánchez-Arévalo
Interpreti Principali: Antonio de la Torre, Raúl Arévalo, Roberto Álamo, Fernando Albizu, Pilar Castro, Teté Delgado, Roberto Enríquez, Leticia Herrero
Produzione: Tesela
Dieta a zona, a punti, bendaggi gastrici, sondini. La medicina le ha studiate tutte per cercare di far dimagrire pazienti più o meno in sovrappeso e l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene il problema dell’obesità come una delle principali sfide del nuovo millennio. In “Gordos”, dello spagnolo Daniel Sanchez Arévalo, i cinque protagonisti sperano di risolvere il problema ricorrendo alla psicoterapia di gruppo, alla ricerca delle cause reali, perlopiù celate o volutamente misconosciute, che li hanno portati a prendere taglie su taglie.
La scoperta che il proprio peso corporeo è probabilmente il problema più facile da affrontare, sarà per loro solo l’inizio di un tormentato percorso che li condurrà a rivalutare i rapporti affettivi (famiglia e partner), sessuali (compresi quelli di identità), non meno che quelli lavorativi. Lo stesso analista si troverà tirato in ballo, rimettendo in gioco lui stesso e le proprie condizioni in questo turbillon di liasons emotive.
Il cibo risulta pertanto un semplice pretesto e nel film non riveste mai un ruolo determinante come invece lo è in ogni forma di dieta classica così come noi la conosciamo. Al centro gli uomini e le donne, con le loro storie messe a nudo (nel senso più reale del termine), scomposte, ed a fatica più o meno compiutamente ricostruite.
L’opera (presentata a Venezia nella sezione Giornate degli Autori) affronta un tema che, come detto inizialmente, risulta tutt’altro che di secondo piano, ma lo fa con ironia e leggerezza senza perdere per questo in profondità.
Si parla di religione, scuola, sesso, calati nella realtà dei nostri giorni senza noia, preconcetti o morbosità. La satira, spesso anche feroce, contenuta in Gordos, ci fa scoprire gradatamente i vari personaggi lasciandoci fino alla fine del film con il dubbio di averli compresi fino in fondo. Senza poterli giudicare ovviamente, perché a dispetto del luogo comune che disegna le persone sovrappeso come più socievoli, allegre, divertenti e forse, perché no, buone, le stesse risultano ciniche, egoiste, timide e volubili, insomma, ovviamente, umane.
Nel mondo del “siamo quello che mangiamo” Arévalo ci dice che “mangiamo quello che siamo” o, almeno, quello che crediamo di essere ed il tutto lo descrive facendoci ridere, anche sonoramente.
Buone le prove degli attori ed assolutamente godibile la colonna sonora.
Felici che la commedia della Spagna di oggi non si sia fermata ad Almodovar.
Paolo Flamini
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