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66° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia
Life During Wartime (USA 2009, colore 96')
Regia: Todd Solondz
Sceneggiatore: Todd Solondz
Interpreti principali: Ciarran Hinds, Shirley Henderson, Allison Janney, Charlotte Rampling, Ally Sheedy
Distribuzione: Fortissimo Films
In “Life during Wartime”, Todd Solondz riporta in vita i personaggi che avevamo lasciato in “Happiness” più di dieci anni fà. In realtà lo stesso Solondz ci dice come la sua volontà non sia stata quella di riprendere il racconto dal punto in cui lo aveva lasciato. Infatti per alcuni personaggi sonso passati solo pochi anni, per altri di più; sono cambiati gli attori, ed in alcuni casi anche l'appartenza etnica di alcuni di essi. Questo a dimostrare che i personaggi di queste storie intrecciate sono solo simboli di un disagio comune; ciò che ritroviamo è lo stesso disagio di vivere, nella spasmodica ricerca dell'amore dell'altro.
Joy deve affrontare il fallimento del suo matrimonio dopo che suo marito Allen le confessa di non essere riuscito a cambiare totalmente vita rinunciando a tutti i suoi vizi. Trish che tenta di ricostruire un fragile equilibrio della sua famiglia in un nuovo rapporto. Bill, ex marito di Trish, appena uscito dal carcere, che cerca suo figlio per assicurarsi che anche lui non sia segnato dall'incurabile vizio della pedofilia.
Ognuno combatte una sua battaglia terribile e tragica proprio perché filmata nella semplice naturalezza della normalità borghese.
I colori sono quelli accesi di una Florida in forma smagliante, dove dietro le porte delle candide bianche case, vanno in scena quotidiani inferni. Così si ripetono alcuni clichè della borghesia targata USA come la frenetica ricerca di Trish di affermare la sua identità ebraica in ogni scelta, finanche quella culinaria o il tentativo di difendere l'unità dei propri rapporti.
Ma i germi del disastro sono nascosti in ogni angolo: la rievocazione di Joy dei fantasmi dei due uomini che si sono uccisi perché schiacciati dalla sua ferma convinzione di poter cambiare il mondo, non reggendo il confronto con le propri miserie; la sorella Hellen assolutamente incapace di guardare a nessuno se non a se stessa, pretendendo di essere vittima sacrificale delle aspettative della sua famiglia e del successo; tra tutti il piccolo figlio di Trish, che deve affrontare il peso della scoperta di un padre, creduto morto, ma che si rivela in carcere condannato per pedofilia.
Il filo conduttore di tutte le storie è la tematica del perdono più totale fino alla perdita della memoria del torto subito. Tutti abbiamo bisogno di perdonare noi stessi prima ancora di perdonare l'altro.
Solondz riesce a mettere il dito nelle nostre infinite miserie, mostrando con immagini solari e colorate il nostro continuo agitarci nel tentativo di raggiungere quella che chiamiamo normalità dei sentimenti, continuando in realtà a ottenere solo insuccessi.
Paola Dell'Uomo
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